Il nome della città è un indizio che nessuno legge: Termini viene da Thermae, e Thermae Himeraeae era il nome romano di questo posto. Non è un vezzo storico — è la spiegazione di perché una città esista proprio qui.
Acque note da sempre
Le sorgenti termali di Termini erano note nell'antichità e vengono citate già da Diodoro Siculo. L'acqua sgorga a trentasette gradi, e questa temperatura è rimasta la stessa nei secoli: è ciò che ha attirato prima i Greci, poi i Romani, che qui costruirono un grande edificio dedicato alle cure, e in seguito i Normanni.
Sulle origini c'è anche un mito, che ci è arrivato attraverso Pindaro: le acque sarebbero nate per volere delle Ninfe, desiderose di fare cosa gradita ad Atena, ed Eracle vi si sarebbe immerso per la prima volta dopo lo scontro con Erice. È una di quelle storie che spiegano poco e raccontano molto: già in età greca queste sorgenti erano abbastanza famose da meritarsi una genealogia divina.
Il Grand Hotel delle Terme
La fortuna moderna delle acque ha un edificio preciso: il Grand Hotel delle Terme, costruito a fine Ottocento accanto alle antiche terme di età romana. Il progetto è di Giuseppe Damiani Almeyda, uno dei grandi architetti siciliani dell'epoca, lo stesso del Politeama di Palermo, e il risultato è un albergo neoclassico che nei suoi anni migliori è stato uno dei luoghi più frequentati dalla nobiltà e dall'alta borghesia dell'isola.
L'edificio ha attraversato periodi di splendore e lunghe chiusure, ed è legato anche alla stagione d'oro della Targa Florio, quando Termini Imerese e le Madonie erano il centro del motorsport europeo.
Cosa resta oggi, e cosa vedere
Al di là dello stabilimento, il tema termale attraversa tutta la città: la zona bassa, il quartiere attorno all'albergo, i resti romani sotto la villa comunale. Camminando fra Villa Palmeri e il centro storico si incrociano l'anfiteatro, la Curia, l'acquedotto Cornelio — tutti pezzi della stessa città d'acqua.
È una passeggiata che si fa in mezza giornata e che sta a pochi minuti a piedi dalle unità di Holiday House Annunziata: da Via La Cova si scende verso il centro e si è già dentro la storia.
Un nome che è una spiegazione
Vale la pena fermarsi un attimo sul nome completo: Thermae Himeraeae. La prima parola sono le acque, la seconda è Himera. Termini nasce come erede della città greca distrutta poco lontano, e si stabilisce esattamente dove sgorgano le sorgenti calde. Non è una coincidenza: è la ragione per cui questa città esiste, e la si legge ancora oggi nella geografia urbana, con la zona termale in basso e il centro storico arroccato sopra.
L'albergo e la sua stagione d'oro
Il Grand Hotel delle Terme non fu solo un albergo: fu per decenni un luogo di ritrovo della nobiltà e dell'alta borghesia siciliana, con sale da lettura, sala da ballo, ristorante e terrazza. Aprì con qualche decina di camere e la fama arrivò in fretta, anche grazie all'architettura neoclassica di Damiani Almeyda, che veniva dal cantiere del Politeama palermitano.
Su quella stagione si innesta la Targa Florio: fra il 1906 e il 1977 le strade delle Madonie ospitarono la corsa, e le tribune di Floriopoli, punto di partenza, ricadono nel territorio comunale di Termini Imerese. Per qualche decennio questa città è stata contemporaneamente una stazione termale di lusso e il centro del motorsport europeo — una combinazione che oggi suona improbabile e che invece è successa davvero.
Come inserirlo nella visita
Il tema termale non richiede una giornata dedicata: si intreccia con la passeggiata in città. Scendendo dal centro storico verso la zona bassa si attraversa il quartiere dell'albergo, e risalendo verso Villa Palmeri si incontrano i resti romani. È una mezza giornata che, messa in fila, racconta duemila anni senza bisogno di biglietti.
Dormire nel centro storico di Termini Imerese
Tre unità indipendenti tra Via La Cova e Vico dei Trovatelli: un bilocale di 68 mq fino a 6 ospiti con terrazza vista mare e due monolocali di 28 mq. Cucina attrezzata, aria condizionata e self check-in dalle 14:00.